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Il cantiere creativo di Spezyale

Il cantiere creativo di Spezyale

Ogni volta è una scoperta. La serratura scricchiola al girare della chiave, un fiotto di luce rianima gli spazi rimasti a custodire la propria ombra per anni, la coltre di polvere sul pavimento si alza in uno sbuffo. Un altro cantiere, un nuovo laboratorio aperto alle possibilità.
Lunghi dialoghi con i clienti, appunti dettagliati, tuttavia il vero laboratorio comincia “in situ”, nel corpo a corpo con la casa.
Così come nella commedia dell’arte in cui gli attori recitavano a soggetto, ogni nostro lavoro è reso irripetibile dall’esperienza diretta con il cantiere. Linee, colori, misure sono il nostro canovaccio, pareti e pavimenti scrostati dal tempo sono la scena che accoglierà il nostro esperimento creativo.
Chi si ferma al disegno perde una parte importante del gioco: la sensualità. Sì, perché un cantiere è un’esperienza materica, tattile, olfattiva, un serbatoio di suggestioni in grado di suggerire soluzioni impensate.
Così ad esempio, il rigoglioso tappeto di cementine “fiorite” che ci siamo fortuitamente ritrovati a calpestare in un’antica dimora fasanese ci ha fatto mettere da parte il progetto di un pavimento monocromatico e ha finito per costituire il nuovo fil rouge dell’intero progetto. O i monconi di una vecchia scala in muratura collegati nuovamente tra di loro con delle risarciture in ferro nero. Ci lasciamo pervadere dalla suggestione degli ambienti, in modo da interpretarne le potenzialità a partire innanzitutto dalla loro storia.
Ma l’imprevedibilità del cantiere sta anche negli incontri che facciamo. Ingegneri e geologi, capomastri e manovali, idraulici, elettricisti. I muratori, che misurano lo spazio in metri, i falegnami che “ragionano” in centimetri, i fabbri, in grado di unire una forza bruta alla precisione di un conteggio millimetrico. Il progetto originale passa di mano in mano, si arricchisce dei suggerimenti di ognuno, si modifica e si precisa a confronto con l’esperienza pratica degli esperti. Perché un cantiere è un momento di relazione, e dalla relazione, si sa, si impara sempre qualcosa.
Ci si ispira, ci si aiuta: come quando la volta di una vecchia lamia è stata salvata in extremis da crollo certo grazie all’intervento dell’impresa degli operai, che ha prontamente provveduto ad avvolgerla in una ragnatela di tiranti. E quell’immagine di corpo trafitto, di spazio attraversato da direttrici energetiche, è vivida nella nostra memoria come l’iconografia stessa della nostra esperienza di cantiere.
Il cantiere è questo: un esperimento di creatività che si evolve dentro il corpo della casa messo a nudo. Un tempo sorprendente, denso, fecondo, che quasi si vorrebbe prolungare all’infinito per non interrompere il gioco.

 

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